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Ddipingiamo pezzi unici da indossare: 30 anni di tradizione artigianale della tecnica Serti su pura seta.

Seta bianca, solo pura seta e solo bianca. Può essere morbido crepon, crespo e avvolgente, o organza trasparente e tenace, o la lucidità  sontuosa del crepe satin. La seta beve il colore, lo propaga, lo include profondamente nelle fibre. E lo rilancia in brillantezze inusitate.

Da ogni pezzo di seta, teso sul grande telaio di legno, si trae una pittura nuova, segnando grandi canpiture o sottili reticoli con la gutta che trattiene il colore e lo delimita.  O lasciando che i colori corrano e si mischino in arcobaleni cangianti. A volte sono grandi aironi e cigni, a volte i profili turriti di città  incontrate e immaginate, a volte fioriture barocche, a volte semplicemente forme e colori. Le suggestioni mi colgono impreviste e si fissano sulla stoffa.

Il laboratorio è un antro meraviglioso: rotoli di sete , telai ammucchiati, un guazzabuglio di boccette macchiate, grandi bottiglie di colore e ogni tipo di pennelli, sottili come aghi o generosamente panciuti. Apparentemente un caos, ma ne escono i dipinti come li desidero. La palette è infinita, perché in bottigliette e tavolozze i colori si mescolano senza timore e ad ogni foulard differenti tonalità  si accordano fra loro.


Quando la pittura è terminata la seta è satura di colori, la lascio asciugare e poi fisso la seta colorata in una caldaia dove circola vapore per qualche ora. Il pezzo ne esce con tanalità  ancora più brillanti e nette, ogni volta che srolotolo la carta in cui è stato avvolto una sorpresa. E quei colori che prima erano fragilissimi, e che una goccia d’acqua poteva macchiare dopo essere fissati diventano solidi, si lavano tranquillamente in acqua come a secco.